. . . ma siete proprio scomparsi tutti,
o sono io che v'ho messo paura ?
mi fate venire le crisi di autostima,
sappiatelo .
categoria:crisalide

. . . ma siete proprio scomparsi tutti,
o sono io che v'ho messo paura ?
mi fate venire le crisi di autostima,
sappiatelo .
Ave, Futonici !
Silvia Ve Saluta !
siccome tanto siamo un po' statici, io colgo l'occasione/lo spazio/il momento perchè sono in vena di esternazioni, e voglio condividere ciò con voi:
anche se è potenzialmente stupido,
sono molto fiera di me stessa per aver rifatto il mio sito personale !
che a mio modesterrimo parere è venuto anche bene !
quindi, se vi avanza qualche secondo nelle vostre impegnatissime vite, andate a dare un'occhiata e complimentatevi pure con me! (per la mia immensa bravura o per la mia estrema stupidità ..accetto tutto)
eppoi, siccome mi sono ricordata che siamo in fondo in fondo una gang di tuttologi, mi domandavo se qualcuno di voi sapeva se:
c'è mica un concerto di Giovanni Allevi, any time soon, nei pressi di Roma (o a Roma proprio che è ancora meglio) ?
tantebellecose,
cordialisalutietc.etc.
vostrAffeZZionaterrima
S*
Chiuse la bottiglietta del disinfettante e la ripose nello stipetto del bagno. Non riusciva a capire come era potuto succedere, come aveva potuto impigliarsi e rimanere sospesa così. Era da chissà quanti anni che d’estate, dopo pranzo, entrava nel giardino della villa dei Sorvillo. Quella pace la calmava, quella visione spettacolare le riempiva gli occhi e il cuore, la faceva sentire in pace con il mondo e le faceva dimenticare tutti i casini che aveva per la testa. E ora ci voleva solo quel ragazzino, a minare la segretezza della sua ormai consolidata abitudine.
Erano ormai parecchi anni che s'intrufolava di nascosto in quel luogo; la villa era infatti disabitata durante la maggior parte del tempo ed era un peccato, agli occhi di Marta, non poter godere del meraviglioso giardino le cui fronde che uscivano dall'alto muro di recinzione parevano invitarla ad entrare. E così, dopo le iniziali esitazioni e remore, ormai era diventata una vera e propria esperta nello scavalcare il cancello sul retro ed accedere, non vista, nella dimora abbandonata.
Doveva ancora capacitarsi di cosa fosse andato storto, quella volta. Ricordava solo uno scalpiccio di passi ed una voce alle sue spalle che, all'improvviso, diceva: "Osvaldo, sei tu?".
Rapida e silenziosa era scivolata via, senza voltarsi, fino a quando fu sicura di essere fuori dalla portata di sguardi interrogativi. Poi di corsa con il cuore in gola, nella ghiaia polverosa e scavalcando bassi cespugli... ah, già vi era anche inciampata... e aveva perso e calzato nuovamente una scarpa, al volo, quasi con un sol gesto. Il flusso dei ricordi fu interrotto bruscamente, appena guardò in basso. Quella, la destra, non era sua! Il cuore le tornò a battere forte, in uno stato d’ansia crescente.
Ora però… era tutto tranquillo, era al sicuro chiusa dentro le mura di casa sua… già, chiusa… in fondo era tutto nascosto in quella parola. Marta si sentiva chiusa ed aveva bisogno di evadere, ed andare in quella villa, a pochi passi da casa sua, ma così diversa dalla sua realtà… finiva per farla sognare, come una bambina…
Marta alza lo sguardo, e si vede riflessa nello specchio del mobiletto sopra il lavabo… ancora rossa, scompigliata… ride, ride di sé e della sua piccola follia.
Il sorriso di colpo svanisce dal viso rosso e accaldato di Marta. E se quel bambino dovesse davvero minacciare il suo segreto? Poi sbuffa ridendo all'improbabilità del suo pensiero.
Gianluca era profondamente offeso, perché sua madre non gli credeva? Possibile fosse convinta che era ancora un bambino così piccolo e idiota da fare certi scherzi? Ormai aveva deciso: il giorno successivo si sarebbe appostato fuori da quel grande cancello per scoprire qualcosa. E se non fosse bastato un solo giorno, ci sarebbe andato anche il giorno successivo, quello dopo ancora e ancora, ancora...Sua madre avrebbe dovuto ricredersi!
Chiuse la bottiglietta del disinfettante e la ripose nello stipetto del bagno. Non riusciva a capire come era potuto succedere, come aveva potuto impigliarsi e rimanere sospesa così. Era da chissà quanti anni che d’estate, dopo pranzo, entrava nel giardino della villa dei Sorvillo. Quella pace la calmava, quella visione spettacolare le riempiva gli occhi e il cuore, la faceva sentire in pace con il mondo e le faceva dimenticare tutti i casini che aveva per la testa. E ora ci voleva solo quel ragazzino, a minare la segretezza della sua ormai consolidata abitudine.
Erano ormai parecchi anni che s'intrufolava di nascosto in quel luogo; la villa era infatti disabitata durante la maggior parte del tempo ed era un peccato, agli occhi di Marta, non poter godere del meraviglioso giardino le cui fronde che uscivano dall'alto muro di recinzione parevano invitarla ad entrare. E così, dopo le iniziali esitazioni e remore, ormai era diventata una vera e propria esperta nello scavalcare il cancello sul retro ed accedere, non vista, nella dimora abbandonata.
Doveva ancora capacitarsi di cosa fosse andato storto, quella volta. Ricordava solo uno scalpiccio di passi ed una voce alle sue spalle che, all'improvviso, diceva: "Osvaldo, sei tu?".
Rapida e silenziosa era scivolata via, senza voltarsi, fino a quando fu sicura di essere fuori dalla portata di sguardi interrogativi. Poi di corsa con il cuore in gola, nella ghiaia polverosa e scavalcando bassi cespugli... ah, già vi era anche inciampata... e aveva perso e calzato nuovamente una scarpa, al volo, quasi con un sol gesto. Il flusso dei ricordi fu interrotto bruscamente, appena guardò in basso. Quella, la destra, non era sua! Il cuore le tornò a battere forte, in uno stato d’ansia crescente.
Ora però… era tutto tranquillo, era al sicuro chiusa dentro le mura di casa sua… già, chiusa… in fondo era tutto nascosto in quella parola. Marta si sentiva chiusa ed aveva bisogno di evadere, ed andare in quella villa, a pochi passi da casa sua, ma così diversa dalla sua realtà… finiva per farla sognare, come una bambina…
Chiuse la bottiglietta del disinfettante e la ripose nello stipetto del bagno. Non riusciva a capire come era potuto succedere, come aveva potuto impigliarsi e rimanere sospesa così. Era da chissà quanti anni che d’estate, dopo pranzo, entrava nel giardino della villa dei Sorvillo. Quella pace la calmava, quella visione spettacolare le riempiva gli occhi e il cuore, la faceva sentire in pace con il mondo e le faceva dimenticare tutti i casini che aveva per la testa. E ora ci voleva solo quel ragazzino, a minare la segretezza della sua ormai consolidata abitudine.
Cap. 1 #008
“Ehi, tu! Piccolo! Mi vedi? No, non dietro di te, guarda in alto! Sì, così, alza la testa, dannazione, sono qui! Ecco, bravo!”.
Gianluca chinò il capo sulla spalla destra, puntò gli occhi sui piedi penzolanti della donna urlante, che aveva le scarpe spaiate, e restò immobile a fissarli. Marta stava lì da almeno un’ora, appesa per un lembo della maglietta ad uno spuntone del cancello della villa dei Sorvillo, e nella controra estiva per il Viale delle Acacie non passa mai nessuno, si sa: quel bimbo era la sua unica salvezza.
”Non stare lì a guardarmi come un pesce lesso! Vai a chiamare qualcuno!”.
“Un pesce lesso non guarda, signora” disse con voce ferma Gianluca, “un pesce lesso è morto, ha l'occhio sbarrato ma è morto”.
“Ma lascia stare i pesci, e vai a chiamare qualcuno! Corri dai tuoi genitori, ce li avrai i genitori, no?” strillò esasperata Marta, che temeva di veder sfumare l'occasione di poter porre termine a quella scomoda condizione.
“Oh… beh…”, bofonchiò Gianluca imbarazzato, guardando altrove per un istante e cercando ancora di scacciare dalla sua mente l’immagine di un vassoio di trote ricoperte di riccioli di mayonese.
“E insomma, ti muovi sì o no?”, fece la donna, il viso paonazzo per la paura e la rabbia ed il corpo forzatamente immobile per evitare che il tessuto della maglia si strappasse ulteriormente facendola precipitare al suolo.
“Signora, ma perché ha le scarpe scompagnate?”.
La donna …rimase per un attimo ammutolita… incredula ed imbarazzata, era lì in una posizione assurda…col rischio di precipitare e quel ragazzino con lo sguardo ingenuo aveva colto quel particolare… quel dettaglio
Come spiegare… ma poi cavolo!!! “Corri …non vedi? Chiama qualcuno!” …ma già dentro di se pensava a quando avrebbe dovuto spiegare quel particolare, …che all’improvviso la faceva sentire sciocca… e ancora più impacciata …lei in fondo era solo uscita di corsa…
Gianluca iniziò a correre a perdifiato e non appena entrò nel cortile di casa sua, iniziò ad urlare con tutto il fiato che aveva in gola: "Mammaaaaaaa, mammaaaaaaa, mammaaaaaaaaaa!". Carlotta si precipitò fuori, terribilmente spaventata. Dopo essersi accertata che suo figlio era integro e non sembrava gli mancasse niente, gli disse: “Gianluca ora calmati. Respira profondamente e poi con calma dimmi che è successo!” Ma il ragazzino non le dette retta e iniziò subito a sparare a raffica: “signora…grassa…scarpe…scompagnate…albero…maglietta…”
“Dai, vieni, per favore…!”, insistette Gianluca tirando la donna per il braccio, a due mani. “Mamma, mamma!”. “Uff, ma che modi sono? Da tuo padre, hai preso, sputato uguale a lui!”, strillò Carlotta, mentre Gianluca, piagnucolando e incaponendosi sempre più, continuava a tirare la madre per il polso. Scrollandosi via il figlio di dosso, la donna intimò: “Gianluca! E basta adesso! O ti calmi e mi spieghi cosa sta succedendo o ti arriva una cinquina da manuale… Forza, racconta, e vedi di essere chiaro”.
Gianluca, ferito, guardò la madre negli occhi. Aprì la bocca, cercando le parole giuste per raccontare quanto visto, ma tutto quello che riuscì ad emettere fu una serie di singhiozzi convulsi.
"Ahia! Cazzo!" disse Marta con la voce strozzata in gola, nel momento in cui le sue ginocchia si sbucciarono al suolo dopo la caduta dal cancello. Rimase a terra per un istante, strizzando l'occhio alle goccioline di sangue sui suoi jeans rotti, quasi incredula per essere finalmente riuscita a liberarsi da quella specie di patibolo; si guardò attorno, vide il nulla che fino a prima le aveva fatto compagnia nel silenzio di quei luoghi e decise che non avrebbe mai più rimesso piede in quella stradina di merda, più deserta del deserto.
"Mamma, mamma! Fai presto, se no la signora strana muore impiccata!" udì da lontano e capì che era la vocina di quel bambino ottuso di prima, che finalmente aveva portato aiuto. Fanculo, si fottesse, ce l'aveva fatta da sola. Così prese fiato e corse a nascondersi.
“Ehi, tu! Piccolo! Mi vedi? No, non dietro di te, guarda in alto! Sì, così, alza la testa, dannazione, sono qui! Ecco, bravo!”.
Gianluca chinò il capo sulla spalla destra, puntò gli occhi sui piedi penzolanti della donna urlante, che aveva le scarpe spaiate, e restò immobile a fissarli. Marta stava lì da almeno un’ora, appesa per un lembo della maglietta ad uno spuntone del cancello della villa dei Sorvillo, e nella controra estiva per il Viale delle Acacie non passa mai nessuno, si sa: quel bimbo era la sua unica salvezza.
”Non stare lì a guardarmi come un pesce lesso! Vai a chiamare qualcuno!”.
“Un pesce lesso non guarda, signora” disse con voce ferma Gianluca, “un pesce lesso è morto, ha l'occhio sbarrato ma è morto”.
“Ma lascia stare i pesci, e vai a chiamare qualcuno! Corri dai tuoi genitori, ce li avrai i genitori, no?” strillò esasperata Marta, che temeva di veder sfumare l'occasione di poter porre termine a quella scomoda condizione.
“Oh… beh…”, bofonchiò Gianluca imbarazzato, guardando altrove per un istante e cercando ancora di scacciare dalla sua mente l’immagine di un vassoio di trote ricoperte di riccioli di mayonese.
“E insomma, ti muovi sì o no?”, fece la donna, il viso paonazzo per la paura e la rabbia ed il corpo forzatamente immobile per evitare che il tessuto della maglia si strappasse ulteriormente facendola precipitare al suolo.
“Signora, ma perché ha le scarpe scompagnate?”.
La donna …rimase per un attimo ammutolita… incredula ed imbarazzata, era lì in una posizione assurda…col rischio di precipitare e quel ragazzino con lo sguardo ingenuo aveva colto quel particolare… quel dettaglio
Come spiegare… ma poi cavolo!!! “Corri …non vedi? Chiama qualcuno!” …ma già dentro di se pensava a quando avrebbe dovuto spiegare quel particolare, …che all’improvviso la faceva sentire sciocca… e ancora più impacciata …lei in fondo era solo uscita di corsa…
Gianluca iniziò a correre a perdifiato e non appena entrò nel cortile di casa sua, iniziò ad urlare con tutto il fiato che aveva in gola: "Mammaaaaaaa, mammaaaaaaa, mammaaaaaaaaaa!". Carlotta si precipitò fuori, terribilmente spaventata. Dopo essersi accertata che suo figlio era integro e non sembrava gli mancasse niente, gli disse: “Gianluca ora calmati. Respira profondamente e poi con calma dimmi che è successo!” Ma il ragazzino non le dette retta e iniziò subito a sparare a raffica: “signora…grassa…scarpe…scompagnate…albero…maglietta…”
“Dai, vieni, per favore…!”, insistette Gianluca tirando la donna per il braccio, a due mani. “Mamma, mamma!”. “Uff, ma che modi sono? Da tuo padre, hai preso, sputato uguale a lui!”, strillò Carlotta, mentre Gianluca, piagnucolando e incaponendosi sempre più, continuava a tirare la madre per il polso. Scrollandosi via il figlio di dosso, la donna intimò: “Gianluca! E basta adesso! O ti calmi e mi spieghi cosa sta succedendo o ti arriva una cinquina da manuale… Forza, racconta, e vedi di essere chiaro”.
Gianluca, ferito, guardò la madre negli occhi. Aprì la bocca, cercando le parole giuste per raccontare quanto visto, ma tutto quello che riuscì ad emettere fu una serie di singhiozzi convulsi.